lunedì 30 maggio 2011

Ballottaggio docet


Giornata ricca di emozioni per i milanesi, per i napoletani e per tutti coloro che hanno atteso con ansia l'esito di questi ballottaggi.

Un attesa, probabilmente, dovuta a due motivi: la speranza di vedere il proprio colore politico al potere e la voglia di non sentir più parlare di ballottaggi. Il bello e il brutto della politica, materia appassionante ma che monopolizza il web.

Ad ogni modo, gli esiti dei ballottaggi, hanno sancito, oltre ad una vittoria sostanziale del centro-sinistra, il famigerato e ormai familiare "calo d'affluenza alle urne". Solo il 60,11% dei cittadini si è recato alle urne contro il il 68,58% del primo turno (15-16 maggio). L'ennesima conferma di una generale disaffezione nei confronti di una politica troppo spesso (sempre?) auto-referenziale.

Potremmo dire "niente di nuovo all'orizzonte" se solo la disaffezione di cui si parla non riguardasse particolarmente gli under 35. In fin dei conti è questa la cosa preoccupante, che la generazione solitamente definita "futura classe dirigente" si sente emarginata da una politica fatta da un classe dirigente preistorica. Ciò che è accaduto durante questo periodo di ballottaggi è sintomo di una politica fatta di scontri e di affronti per lo più futili che mirano a denigrare l'avversario politico, lasciando gli elettori in una ignoranza politica sostanziale corrispondente ad una mancata conoscenza dei programmi proposti.

Così, questo giovane under 35, visto dalla nostra politica quasi come una mina vagante, dal potenziale dirompente ma mai espresso, cammina solitario per vie ideologiche auto-represse anteponendo alla frase "futura classe dirigente" la parola "mai".

Sarà questo il suo futuro quindi? Una rivisitazione politica de "Il deserto dei Tartari"? Un'eterna attesa di una politica che, in un impeto di ragionevolezza e comprensione misto a pietà, gli piombi addosso rendendolo parte attiva del sistema che conta? Beh, alla luce di quanto è successo nell'ultimo mese, spero di no. Gli avvenimenti politici degli ultimi giorni hanno un carico di incompetenza quasi incredibile e da ciò dobbiamo imparare; imparare ad esprimerci e manifestare il nostro punto di vista perché, anche se non sembrerebbe, è importante e vale almeno quanto quello di un qualsiasi politico italiano.

D'altronde, se non sbagli non impari, se non parli non conti.

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