giovedì 30 giugno 2011

Agcom e il copyright: il web è a rischio censura?


6 luglio 2011, questa la fatidica data in cui l'Agcom dovrebbe approvare la delibera 668/2010 che prevede, tra i diversi punti, l'autorizzazione a rimuovere contenuti da qualsivoglia sito web che non rispetti il diritto d'autore anche in assenza di sentenza da parte di un giudice.

Questi i passaggi della dinamica prevista. Una volta accertata una violazione del copyright da parte dell'Agcom, il gestore del sito web avrebbe 48 ore per eliminare i contenuti contestati; trascorso questo tempo l'Agcom, dopo un contraddittorio e, comunque, non oltre 5 giorni, avrà il potere di provvedere alla cancellazione dei contenuti o all'oscuramento del sito in questione.

Da notare che la meccanica dell'intervento non prevede alcun passaggio all'autorità giudiziaria, la cui cosa ha fatto sobbalzare gli animi di gran parte degli utenti del web che hanno intravisto tra le righe l'ombra della censura. Nel frattempo la notizia del provvedimento Agcom sta facendo il giro della rete e pian piano tutti si stanno rendendo conto delle eventuali conseguenze, nel bene e nel male, che l'approvazione della delibera porterebbe alla nostra rete nazionale.

Mentre la mobilitazione in rete contro il provvedimento si sta espandendo a macchia d'olio, gruppi di hacker, tra cui il collettivo Anonymous, hanno preso di mira il sito dell'Agcom. Da un lato c'è chi grida allo scandalo per l'approvazione di una legge censura e dall'altro chi plaude ad una legge che, finalmente, proteggerà realmente il diritto d'autore tanto bisfrattato dal web.

C'è da dire che il copyright non ha mai vissuto momenti felici sul web in quanto, nonostante sia garantito dalla legge italiana, la rete rende difficilmente difendibile il diritto d'autore essendo internet sinonimo di condivisione (oggi come non mai). Pertanto la pirateria, ad esempio, ha sempre agito indisturbata in quanto è praticamente impossibile per uno stato rilevare e punire violazioni commesse da quasi l'intera popolazione. Questo bisogna dirlo per onestà intellettuale.

Ma allora qual'è il pericolo di questa delibera e quale la sua vera portata? In effetti una legge del genere esiste già in Europa, in Spagna per la precisione, dove la legge Sinde prevede la chiusura di siti web che violino il copyright. Vi è però una differenza sostanziale con la delibera Agcom in quanto, mentre in Spagna per chiudere un sito deve esserci stata una sentenza di un giudice, la nostra delibera di prossima approvazione non prevede affatto la sovranità dell'autorità giudiziaria e la censura avverrebbe per via amministrativa.

Facile intuire che una censura effettuata per via amministrativa potrebbe celare interessi, prevaricazioni, contese e tutta una serie di circostanze che, normalmente, appartengono all'inponderabile e restano escluse da uno stato di diritto. Pertanto potrebbe accadere che blogger e giornalisti, ad esempio, non conoscendo i rischi che corrono scrivendo sul web, eviteranno di scrivere determinate cose o che i cittadini troveranno nuovi modi, ancora più sofisticati, per aggirare le censure.

La cosa più grave, a parer di molti, è che una delibera del genere entrerebbe in vigore nel picco massimo di condivisione delle informazioni sulla rete mondiale.

Un gran bel controsenso all'italiana, di quelli che il nostro paese non si fa mai mancare, e che dimostra, come spesso accade, che alcune leggi sono fatte da chi non possiede la materia. Nella fattispecie, chi conosce la rete e i cambiamenti sociali che i Social Network stanno apportando alla vita di noi tutti non avrebbe mai partorito una cosa del genere.

Staremo a vedere cosa accadrà. Nel frattempo siamo tutti speranzosi che la giusta difesa del diritto d'autore non diventi il trampolino di lancio per una censura "senza regole" alla fonte di informazioni più democratica che sia rimasta nelle nostre mani.

mercoledì 29 giugno 2011

Google+, il social firmato Big G diventa plus



Google ci riprova e lo fa con un progetto plus.

Dopo i flop di Wave e Buzz il colosso californiano ha appena lanciato Google+ (leggasi plus), un nuovo portale social che cercherà di concretizzare ciò che in passato non gli è riuscito: dar vita ad una rete di condivisione globale. Poi è arrivato Facebook e addio sogni di gloria.

L'impressione che Google ha dato fino ad oggi, se mi è concesso un paragone calcistico, è quella di un fantasista dai piedi buoni e dalla eccellente visione di gioco a cui però è sempre mancato il goal. Fino ad oggi, browser a parte (specialmente in versione italica), sembra che Google abbia inventato, costruito, dettato il gioco ma non abbia mai tirato in porta.

Ecco quindi Google+, il social network che potrebbe essere il primo vero tiro in porta di Big G in versione Social. Certo, il momento non è dei migliori, considerando che Facebook ha da poco raggiunto la stratosferica cifra di 700 milioni di utenti e che MySpace è stato definitivamente dismesso da Murdoch.

Per ora il nuovo social network è in fase beta, ovvero sperimentativa, e l'accesso è riservato a un numero limitato di utenti. Anche il funzionamento di Google+ rispetterà la dinamica degli inviti e metterà a disposizione degli utenti diversi strumenti di condivisione. Circles, Sparks, Hangouts, Instant Upload e Huddle, questi gli strumenti fondamentali del progetto plus sul cui funzionamento lascio a voi lettori la curiosità di approfondimento (antipasto video a fine post).

Sembrerebbe che Google abbia voluto unificare in un sol colpo social network e cloud computing cercando di portare a termine, definitivamente, quei progetti sviluppati con largo anticipo sui propri concorrenti diretti ma mai concretizzati fino in fondo.

Infine, mi preme sottolineare il valore aggiunto, il vero "plus" di questo nuovo portale social che, contrariamente a Facebook, dovrebbe permettere agli utenti di tenere la propria vita social negli ambiti che ognuno realmente sceglie. Una sorta di condivisione sensata che rende mirata e "volontaria" la comunicazione di "faccende personali". A tal riguardo, Bradley Horowitz, responsabile di Google +, ha affermato: "Nella vita reale abbiamo muri e finestre, e posso parlare con te sapendo chi è presente nella stanza. Nel mondo on line, ricevi una scatola "condividi" e poi condividi con tutto il mondo".

Che vi piaccia o no, siamo nella condivisione fino al collo.



Apple, Google e Microsoft: una battaglia giocata sulle nuvole


Il nuovo territorio di battaglia per i grandi colossi informatici sono le nuvole.

Le mosse strategiche di questo mese di giugno ne sono la prova inconfondibile. Il nuovo diktat tecnologico, o semplicemente il concetto più di tendenza, all'interno del settore informatico si chiama "condivisione", o meglio, in termini tecnici, cloud computing. Tutto sembra ormai essere pensato, progettato e prodotto per essere condiviso.

L'obiettivo è quello di spostare sulle nuvole - intendendo per nuvole un insieme di tecnologie che permettono sia di memorizzare/archiviare dati che di elaborarli (con CPU o Software) tramite l'utilizzo di risorse distribuite e virtualizzate in rete (Fonte Wikipedia, voce Cloud computing) - interi pacchetti di dati di ogni individuo, permettendo a quest'ultimo di poterli adoperare e condividere in ogni istante da qualsiasi computer semplicemente accedendo alla rete internet, avendo così a disposizione uno "storage" pressoché illimitato.

Il web sta diventando un enorme Social Network. Ma questo ce lo aspettavamo.

Ad entrare nel vivo della battaglia ci ha pensato Apple che, solo pochi giorni fa, ha lanciato iCloud, il nuovo servizio di condivisione in rete della casa di Cupertino. Un vero e proprio fulmine a "ciel sereno" considerando che quel buon vecchio genio che è Stieve Jobs non ha fatto altro che anteporre una "i" ad un concetto, quello del cloud, di cui si parla già da qualche anno. Così che, anche questa volta, ad Apple è bastata una vocale per trasformare il consueto in inconsueto e per rendere magica una tecnologia che, concettualmente e operativamente, è già vecchia di anni.

Come spesso accade negli ultimi anni, a seguire sono approdati alle nuvole anche Microsoft e Google. La prima, non più tardi di ieri, ha lanciato Office 365, ovvero l'approdo al cloud computing del famosissimo pacchetto di software composto da Word, Excel, Outlook e Powerpoint. Al riguardo Steve Ballmer ha affermato: "Con lo sbarco di Office sulla cloud aiutiamo la gente a dar vita alle loro idee e aggiungiamo la collaborazione alla produttività." Una sintesi non proprio entusiasmante.

Infine, a completare la diatriba giocata a suon di condivisione, Big G ha lanciato Instant Upload per provare a riconquistare le nuvole. Si, riconquistare, dato che Google è stato tra i primi colossi informatici a trasformare in realtà il cloud con il suo Docs, programma che permette di creare documenti da zero e di caricarli in rete, senza passare dal proprio hard disk.

Insomma, ancora una volta Apple ha fatto le scarpe a tutti, ed è bastata una semplice "i". Basta leggere quanto Stieve Jobs ha affermato  durante la presentazione dell'iCloud: "Alcune persone pensano che il cloud sia un hard disk nel cielo. Esegui caricamenti e download. Noi pensiamo sia molto più di questo. Noi lo chiamiamo iCloud. Archivia i tuoi contenuti nel cloud e automaticamente li invia ai tuoi dispositivi."

A parte la sincronizzazione, forse il vero punto forte di Apple da sempre, nulla di nuovo all'orizzonte, almeno da un punto di vista tecnologico. Sul piano del marketing non si discute, Apple ha già vinto. Ancora una volta.

lunedì 27 giugno 2011

Creato Eccerobot, il primo robot che impara dagli errori


Nasce all'Università di Zurigo, dopo un "gravidanza triennale" portata avanti da un team di 25 scienziati, Eccerobot, il primo robot dotato di un sofisticato cervello elettronico che gli permette di non ripetere gli stessi errori. Un prodigio dell'intelligenza artificiale, frutto dell'eccellenza dell'ateneo elvetico, che già rappresenta un traguardo straordinario nel campo della robotica.

L'innovazione di questo esemplare di robot consiste nella sua composizione. L'automa è dotato di ossa, muscoli e tendini di plastica, proprio come un vero essere umano. Il progetto, costato diversi milioni di euro, ha permesso di elaborare delle articolazioni che, grazie a dei motori elettrici, sono in grado di spostare le ossa.

Inoltre, il sofisticatissimo cervello del robot, gli permette di non commettere più di una volta uno stesso errore. Per il momento, la possibilità di non ripetere errori riguarda esclusivamente le capacità di movimento del robot, ma gli scienziati hanno già confermato che, nel giro di qualche mese, tale capacità sarà estesa anche al resto dei comportamenti di Eccerobot.

Oltre alla meraviglia e alla curiosità che scaturisce dinanzi ad un esperimento del genere, come sempre accade nel caso di grandi progetti come questo, il fine è ben più nobile di una semplice messa in scena. Eccerobot nasce infatti con lo scopo principale di studiare, attraverso la lente della robotica e dell'intelligenza artificiale, come funziona l'apparato umano dinanzi ad una operazione complessa.

L'obiettivo è quello di creare arti artificiali che funzionino allo stesso modo di quelli umani e che possano  rappresentare, in un futuro non troppo lontano, delle valide alternative nei casi di trapianto per malformazioni o amputazioni o anche nell'attuazione di lavori complessi e pericolosi dove è richiesta la capacità di movimento di un arto umano.

La realtà paventata da "Io Robot", bellissimo film di stampo fantascientifico di qualche anno fa tratto dall'omonimo romanzo di Isaac Asimov, sta per avverarsi? Da sempre la fantascienza di un tempo è la scienza di quello successivo. Quindi non dovremo meravigliarci se, in un futuro prossimo, la mattina sarà il nostro robot  personale a sminuzzare la cipolla o ad aggiustare la caldaia.

Infine, una riflessione. Il cervello di Eccerobot è stato creato per essere quanto più vicino possibile a quello di un essere umano, in particolare per la sua capacità di non commettere gli stessi errori. Ma siamo sicuri che la peculiarità del cervello umano sia quella di non ripetere gli stessi errori?

E pensare che fino ad oggi ho sempre pensato il contrario.

Vasco Rossi si "dimette da Rockstar"


"Continuerò a scrivere canzoni, ma dichiaro felicemente conclusa l'attività di 30 anni da rockstar. Questa è l'ultima tournée. Magari farò dei concerti all'improvviso, ma uno a 60 anni non può più fare la rockstar."

Che dire se non che Mick Jagger non sarebbe assolutamente d'accordo. A parte questo, sembrerebbe che la rockstar nostrana più amata non ne ha più e ha deciso di auto-pensionarsi, forse prima che, come la storia insegna, lo faccia qualcun altro per lui. Una dichiarazione quella del Blasco, fatta ai microfoni del tg1 al solito Vincenzo Mollica, che suona un pò come "non siete voi che mi cacciate ma sono io che me ne vado".

Ad ogni modo, lo "spericolato" Vasco, dopo una carriera fatta di pochi bassi iniziali e poi di soli alti, a 60 anni comincia ad avvertire un pò di stanchezza, la stessa che sembra aver mostrato durante le solite 4 tappe sold out allo stadio San Siro. Qualche ritardo, un pò di affanno sul palco e alcuni monologhi "di troppo" hanno evidenziato un Blasco non più in forma smagliante, un pò appesantito e, a tratti, quasi goffo. Insomma, sembra che il tempismo della sua dichiarazione sia perfetto.

Ma uno dei cantautori più amati del nostro paese non può sperare di passarla liscia, o quantomeno, non può credere di poter uscire di scena così, con una dichiarazione ad un telegiornale senza prima aver preparato psicologicamente le migliaia di fan che pendono dai testi delle sue canzoni. É partito così il toto-pensionamento digitale, per lo più giocato su (tanto per cambiare) Facebook, dove da un lato c'è chi ha malinconicamente creduto al triste annuncio e dall'altro qualche "maligno" che si chiede se non sia una strategia commerciale della sua casa discografica per pompare le vendite del suo ultimo album (che onestamente, più di tanto, non ne avrebbe bisogno).

Singolare resta il fatto che la dichiarazione di Vasco avvenga a pochi giorni dalla querelle avuta con il cantante Morgan, il quale aveva affermato che il cantante emiliano è artisticamente morto 27 anni fa. Forse Vasco aveva già previsto tutto ciò e per questo aveva in serbo l'abbandono della scena live, certamente la più entusiasmante ma anche la più impegnativa per ogni cantante che si rispetti.

Ha deciso quindi di chiudere in bellezza, con 4 sold out, così da non dover mai vivere quell'orrenda sensazione di non poter organizzare un concerto in quanto sai che ci verranno in pochi, troppo pochi per giustificarne l'investimento. D'altronde il mito diventa tale quando nella memoria degli adepti ne rimane una immagine vincente, carismatica e di successo.

Forse Vasco sa che per diventare un mito anche per il futuro deve mollare e, nel bene e nel male, deve farlo adesso.

venerdì 24 giugno 2011

Aimi Eguchi è un falso digitale. Ecco il mistero della band giapponese AKB48


Il Giappone è un paese che, dal punto di vista tecnologico, oserei definire mistico. Infatti, per parafrasare una frase nota del celebre film "Blade Runner", solo nella terra del sol levante accadono cose che "noi europei non abbiamo mai visto"

É questo il caso di un gruppo pop femminile, le AKB48, formato dalle famose "idol" giapponesi, ovvero adolescenti che diventano popolari nel mondo dello show-biz grazie alla loro avvenenza. Il gruppo in questione, formatosi grazie ad un casting del 2005, è formato in totale da 58 cantanti divise in 4 gruppi da 16 e si esibisce regolarmente al teatro di Akihabara, un distretto di Tokio. Ebbene, all'inizio di giugno ha cominciato ad esibirsi, assieme alle ragazze già note al grande pubblico, una nuova idol, Aimi Eguchi.

La nuova promessa del pop ha subito conquistato i fan delle AKB48 grazie alla sua straordinaria bellezza e alla incredibile somiglianza con le altre componenti del gruppo.  Nel giro di poche settimane la fantomatica sedicenne ha conosciuto una enorme notorietà grazie all'apparizione sulla copertina della versione nipponica della rivista Weekly Playboy e in uno spot pubblicitario di caramelle.

I fan hanno cominciato a nutrire dei dubbi in merito all'immediata impennata di notorietà di una idol che prima, effettivamente, non esisteva. Così che, nonostante le smentite del manager del gruppo, l'azienda di caramelle che ha utilizzato il volto della ragazza per uno spot pubblicitario, ha (strategicamente) confessato che la ragazza non è reale ma è solo il frutto di una animazione digitale.

Successivamente a questa che riteniamo una pilotatissima "confessione", la stessa società dolciaria ha pubblicato su YouTube un video (vedi sotto) che mette in evidenza come sia stata elaborata l'immagine della pop star digitale attraverso l'utilizzo e l'"incrocio" dei tratti somatici delle componenti più avvenenti del gruppo AKB48. Parallelamente ha rilasciato un'applicazione che permette agli utenti di creare la propria pop idol e condividerla su Facebook.

Beh, non c'è che dire, una gran bella operazione di marketing perfettamente riuscita. Considerando che il gruppo di idol in parola è un vero e proprio fenomeno discografico che vende oltre un milione di dischi ogni volta che pubblica un nuovo brano, la compagnia dolciaria ci ha visto davvero lungo.

Per i fan è stato uno scherzo dal retrogusto "dolce", breve ma intenso. A pensarci bene, hanno ancora a disposizione ben 58 avvenenti ragazze da idolatrare.


giovedì 23 giugno 2011

Tifosi russi lanciano banane contro Roberto Carlos. Il razzismo vince ancora


Il razzismo è un concetto subdolo, strisciante, un pregiudizio duro da eliminare, una scoria dell'intelletto che non dovrebbe trovare spazio nelle società evolute del 21esimo secolo, tantomeno sugli spalti di un campo di calcio.

Da tempo le federazioni calcistiche del vecchio continente si battono ardentemente contro i fenomeni di razzismo all'interno degli stadi. Gli stessi giocatori, capitanati dal campione argentino Lionel Messi, non molto tempo fa, si sono prestati a manifestare il loro dissenso nei confronti di questo stupido pregiudizio in uno spot pubblicitario televisivo. Da sempre campioni di tutti gli sport hanno alzato la propria voce e, tutti insieme, hanno urlato al mondo e ai propri tifosi "NO RACISM!".

Tutto questo è sicuramente servito, ma non in fondo. Il razzismo, psicologicamente interpretato come forma di etnocentrismo, risultante della paura dello "straniero" inteso come appartenente ad un'altra etnia, è un lascito del nostro istinto, del nostro modo di proteggere il clan/specie che ha probabilmente preservato le varie sfumature della razza umana fino ad oggi. Sembrerebbe che, nonostante l'aumento della nostra massa cerebrale e l'amplificazione delle nostre doti psichiche, il pregiudizio del razzismo sia duro da demolire, un pò come i denti del giudizio che, seppure non più utili alla masticazione, continuano a crescere e, nel più dei casi, ad ammalarsi.

La risultante di ciò è che, durante una partita di calcio della massima serie russa tra Anzhi Makhalachka, di cui Roberto Carlos è attualmente capitano, e Krylia Sovetov Samara, un gruppo di tifosi ha lanciato delle banane al campione brasiliano insultandolo in vario modo. Per tutta risposta Carlos si è tolto la fascia di capitano e ha abbandonato il campo di sacrosanta ragione.

La stella brasiliana ha affermato "Questo disgustoso sfogo razzista da parte di qualche bastardo - è difficile chiamarli uomini - ha oscurato il match e generato una rabbia profonda nei fan". L'allenatore della squadra, Gadji Gadishchev ha appoggiato il gesto del calciatore così come il presidente della lega calcio russa Andrei Fursenko che ha definito Carlos il più grande calciatore che sia mai venuto in Russia.

L'episodio di razzismo non è l'unico ai danni del giocatore cha ha già subito, non molto tempo fa, insulti razzisti dai tifosi russi con analogo lancio di banana. Sembrerebbe comunque che il calciatore non abbia intenzione di lasciare la squadra e il campionato russo e di onorare il contratto fino in fondo. Il nr. 3, il terzino più forte di sempre del calcio brasiliano vuole andare fino in fondo per non darla vinta a chi crede di poterlo mettere fuori gioco con la propria vigliaccheria.

Il calcio ha bisogno di questi campioni, mentre degli stolti che abbondano nelle tribune degli stadi se ne potrebbe davvero fare a meno. Guardare per credere.



La chirurgia estetica? Un antidoto al licenziamento


Come da copione, la tendenza arriva dagli USA dove milioni di persone hanno deciso di affidarsi al "ritocchino" per non perdere il posto di lavoro. "Faccia nuova, lavoro preservato" insomma, ecco il nuovo metodo per restare aggiornati e adeguati a quella determinata posizione raggiunta con tanto impegno e sacrificio. Mettiamola così, potremmo paragonare il ritocco ad una sorta di "corso si aggiornamento estetico".

Starete pensando "guarda che tocca fare per mangiare". Beh, dipende dai punti di vista. Fatto sta che negli USA tra iniezioni di botulino o filler, minilifting e blefaroplastiche, negli ultimi anni chi si è concesso un intervento estetico è aumentato in modo inversamente proporzionale a chi ha perso il lavoro. Lo scorso anno ci sono stati 13 milioni di trattamenti equivalenti al 5% in più rispetto al 2009, tra cui, niente poco di meno che un milione di uomini.

Sembrerebbe che in America sempre più uomini, per lo più over 55, decidano di usufruire dei prodigi della medicina estetica per eliminare i segni dell'età, come le rughe attorno agli occhi, in modo da darsi un'aria più giovane in ufficio. Il ricorso al ritocco da parte delle donne rimane invece per lo più tradizionale: naso, zigomi e seno i sempreverde femminili.

Se l'America chiama l'Italia risponde. Ma cosa sta accadendo da noi? Contrariamente agli USA, nel bel paese sono sempre le donne a ricorrere, per la stragrande maggioranza, agli interventi estetici. Si tratta solitamente di interventi poco invasivi, mirati al ringiovanimento, spesso intesi da chi vi si sottopone come una sorto di "rilancio professionale".

Ormai, per non perdere il lavoro, non si sa più a che santo votarsi e la soluzione estetica sembra la più quotata. Già mi immagino una società di impiegati e manager, sempre giovani e sorridenti, che approfittano della pausa pranzo per una piccola iniezione di botulino. Non si sa mai che il capo si accorga di quella ruga, potrebbe licenziarci.

mercoledì 22 giugno 2011

Maturità, anche Andy Warhol per la prova di italiano


Ungaretti, Verga, D'Annunzio, Svevo, Hobsbawm, Fermi. Qualcuno che ha già sostenuto la maturità qualche anno addietro potrebbe dire "i soliti noti". In effetti, visti gli autori e i temi scelti per la prova di italiano, siamo più o meno alle solite.

Andy Warhol però è una sorpresa, una piacevole sorpresa. Partendo dalla famosa frase del maestro della Pop Art, "Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti", la traccia d'attualità di quest'anno chiede agli studenti di analizzare il valore assegnato alla fama effimera nella società odierna. Siamo pronti a scommettere che "La fama al tempo dei reality e dei social media" incontrerà il favore di molti studenti visto che propone un argomento molto sentito ai giorni nostri.

C'è da dire che il tema d'attualità è da sempre il più scelto dai giovani, un pò perché permette a chiunque di affrontare gli argomenti trattati sulla base della propria conoscenza della società odierna, più che sulla cultura didattica vera e propria, un pò perché, in tutta onestà, gli argomenti di attualità sono decisamente più interessanti e avvincenti.

Nella fattispecie, è assicurato l'interesse verso una traccia che invita gli studenti a riflettere sul valore che la società contemporanea dà alla "fama" e sul concetto di questa proposto dall'odierna industria televisiva, fatta per lo più di reality e talent show, o diffuso dai social media come Facebook, Twitter o YouTube.

Una traccia che oserei definire "profonda" dal punto di vista umano e universale dal punto di vista culturale. Chi sa, ad esempio, un esistenzialista come Blaise Pascal cosa avrebbe pensato e detto di fronte a quanto sta accadendo, o un illuminista come Voltaire in che modo si sarebbe espresso dinanzi alle possibilità offerte dalla comunicazione multimediale. Un argomento quindi, di una ricchezza estremamente vasta che, da Marshall McLuhan a Umberto Eco, è stato affrontato da sterminati punti di vista e dà, oggi più che mai, enormi possibilità di analisi e considerazione.

Non fosse altro che parliamo di comunicazione, ovvero la base dei rapporti umani, qualcosa senza di cui non potremmo socializzare, comprenderci e, quindi, vivere. Paul Watzalawick, psicologo e filosofo tra i massimi esponenti della Scuola statunitense di Palo Alto, nella sua "Pragmatica della comunicazione umana" affermava che "non si può non comunicare".

Credo che in breve tempo potremmo modificare la locuzione in "non si può non comunicare digitalmente". Non passeranno molti anni da che la rete diventi indispensabile per gli esseri umani e nessuno potrà più farne a meno.

Ah ragazzi, mi raccomando, non copiatemi il pensiero! :)
In bocca al lupo!

martedì 21 giugno 2011

Nell'era di Internet anche le suore si digitalizzano


Sappiamo tutti che la Chiesa, da che mondo e mondo, ha sempre avuto qualche difficoltà a stare al passo con l'innovazione in senso lato. D'altronde, essendo la Chiesa garante della millenaria religione cristiana, non potrebbe essere altrimenti. Pertanto il Vaticano ci ha abituato da sempre a cambi di rotta mai repentini ed ha affrontato ogni cambiamento nel tempo con estrema prudenza. In effetti, solitamente, quando la chiesa sposa definitivamente una innovazione, in questo caso tecnologica, vuol dire che non ne può più fare a meno.

L'innovazione tecnologica in parola è quella legata ad internet e alle nuove tecnologie di comunicazione in genere, viste dalla Chiesa come un rischio ma anche come un'opportunità di dialogo ulteriore. Così si è deciso di dar vita ad un corso multimediale per religiose presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma che si terrà dal 4 al 13 luglio. Tale corso dovrebbe istruire le religiose su alcuni aspetti della comunicazione multimediale riducendo il "digital divide" ecclesiastico.

Onestamente, mi risulta difficile pensare che, tra le migliaia di suore, non esista nessuna che sappia utilizzare la rete e abbia dimistichezza con l'utilizzo degli strumenti offerti dalla nostra era digitale. Più che altro, questo corso promosso in pompa magna dal Vaticano, sembrerebbe essere una sorta di istituzionalizzazione ecclesiastica dell'uso del web, la versione studentesca di una direttiva papale.

Il corso è intitolato "La sfida antropologica nell'era digitale" e, a dire degli organizzatori, lo scopo è quello di offrire una visione ad ampio raggio sulla persona consacrata e il suo modo di interagire con i mezzi di comunicazione. Insomma, una sorta di vademecum religioso per navigare in rete. Secondo i promotori del corso "è perfettamente possibile. per una suora, conoscere le opportunità e affrontare i pericoli dei nuovi media, approcciandoli con un criterio evangelico e di consacrazione".

Il corso si rivolgerà a tutte le religiose che vorranno approfondire l'uso dei mezzi di comunicazione, sia per la vita personale sia per l'apostolato. Le conferenze tenute durante quei giorni saranno tradotte in inglese, francese e spagnolo, dando la possibilità alle religiose di tutto il mondo di comprendere le tematiche affrontate le quali andranno dall'"Uso dei mass media nella vita consacrata" a "La gioventù nell'era digitale".

A prima vista, a cominciare dal nome del corso, l'attenzione degli organizzatori sembrerebbe maggiormente rivolta sui concetti di "sfida" e di "pericolo" nell'era della comunicazione digitale più che su quelli di "opportunità" e di "comunicazione". Ma la Chiesa si sa, come sempre, ha bisogno dei suoi tempi.

La maturità 2011 va in onda su Facebook


Sarà che una ricerca guarda caso made in USA, intitolata "Social networking sites and our lives", condotta  su un campione di 2.255 adulti, ha descritto i social network come fonte di benessere per la vita di ogni singolo individuo. Sarà che i risultati dell'analisi metterebbero in evidenza che chi frequenta abitualmente social network ha più amici, è più sicuro di sé, ha un maggior impegno politico e molteplici interessi che grazie allo scambio di opinioni con altri utenti trovano in rete l'humus giusto per svilupparsi. Fatto sta che i maturandi italiani del 2011 hanno scelto Facebook come strumento di condivisione in ottica "esami di stato".

Un'inchiesta on line di universinet.it ha fatto emergere che  il 92% dei nostri maturandi ha aperto uno o più profili su Facebook per "migliorare" la sua preparazione agli esami. Dall'inchiesta risulta inoltre che più della metà di questi preferisce collegarsi a Facebook da dispositivi mobili (per lo più cellulari). Le chat e i servizi di messaggistica hanno la meglio sugli sms visti ormai come "retrò".

La ricerca evidenzia che oltre il 75% degli intervistati utilizzerà Facebook per creare informazioni sulle commissioni, ripetere le materie via chat anche in gruppo (?), aprire i famosi toto-temi, cercare informazioni sui temi, suggerimenti per le tesine e appunti di vario tipo.

Molti studenti (43% degli intervistati) hanno affermato che tenteranno di utilizzare Facebook per manovre "proibite" in sede d'esame come copiare il compito di matematica, la terza prova o la versione di latino, dichiarando di essere disposti al tutto per tutto con la speranza che qualche cellulare "passi" distrattamente sotto gli occhi vigili della commissione. C'è anche chi proverà a chiedere l'amicizia ai commissari d'esame cercando di scovarne qualche segreto o, semplicemente, tentando di imbonirli con la propria simpatia.

Sembra che anche la maturità al tempo di Facebook viva degli stessi escamotage di qualche decennio fa. E poi, senza toto-tema, che maturità sarebbe?

In bocca al lupo a tutti i maturandi!

lunedì 20 giugno 2011

Amy Winehouse canta ubriaca al primo live europeo


Un grande talento, tanto grande quanto il suo impulso all'autodistruzione.

Amy Winehouse, un nome spesso, troppo spesso associato ad uno stile di vita selvaggio, autolesionista, costellato da droga e alcol piuttosto che alle immense doti artistiche di questa cantante. Capita così che, poco dopo aver terminato una cura per disintossicarsi dall'alcol e l'annuncio dei media relativo alla messa al bando degli alcolici durante i suoi concerti, la controversa cantante inglese si è presentata completamente ubriaca nel concerto di Belgrado, prima tappa del suo tour europeo.

Fin dal suo ingresso sul palco, a seguito dell'intro di uno dei suoi musicisti che la ha annunciata nel fragore dei suoi fan, l'artista sembrava disorientata, scoordinata e barcollava decisamente. Dopo aver abbracciato qualche componente della band, forse come aiuto per tenersi in equilibrio, e aver cincischiato per qualche attimo con le sue scarpe prima di toglierle (il tacco, probabilmente, avrebbe accentuato le sue difficoltà di coordinamento) ha cominciato a balbettare quasi fosse una ragazza sbronza che prende parte al karaoke all'interno di un pub londinese.

Fischiata per quasi tutto il live dalle 20mila persone presenti ai piedi della fortezza di Kalemegdan, la Winehouse era decisamente troppo ubriaca per cantare. Ha tentato di intonare con estrema difficoltà qualcuno dei suoi pezzi e, in alcuni tratti della sua performance, non riusciva nemmeno a stare dietro ai suoi musicisti. Ha dovuto anche abbandonare il palcoscenico per ben due volte, forse a causa della nausea da sbornia.

Non è servito a nulla il tentativo dei musicisti di imbonire la folla evidentemente imbufalita dal comportamento della cantante e dai 38 euro spesi per vedere un concerto che ha rappresentato, nella sua assurdità, l'esempio perfetto di come un artista possa mancare di rispetto agli spettatori paganti e perdere il sostegno dei propri fan.

La Winehouse sarà in Italia il prossimo 16 luglio al Summer Festival di Lucca, unica tappa del suo tour in Italia. Che dire, dopo aver visto il video di seguito, prima di comprare il biglietto, bisognerà pensarci due volte.



In futuro si volerà su aerei ecologici e trasparenti. Lo dice Airbus


In occasione del Paris Airshow che si terrà all'aeroporto di "Le Bourget" da oggi fino al 26 giugno, il gigante aerospaziale Airbus ha svelato la propria visione dell'aereo del futuro, il "Concept Cabin" del 2050.

Scocche e fusoliera trasparenti, aree dedicate al relax, al gioco e all'hi-tech al posto delle tradizionali classi, emissioni ridotte all'osso e una struttura completamente riciclabile. I passeggeri del futuro viaggeranno in un aereo completamente ispirato alla natura. Il "Concept Cabin" avrà una struttura che imita l'ossatura degli uccelli e sarà coperta da una membrana che controllerà la temperatura dell'aria e che potrà diventare trasparente, lasciando ai passeggeri la possibilità di godersi il cielo e il paesaggio che scorre sotto i piedi.

Dal punto di vista meramente tecnologico la novità consiste nell'implementazione di un sistema integrato che crea una interfaccia intelligente di dialogo tra passeggero e aeroplano. In questo modo il velivolo si "adegua" alle esigenze individuali dei viaggiatori essendo addirittura in grado di offrire caratteristiche su misura come i sedili che si modellano sulle forme del corpo.

Al posto delle tradizionali "classi" saranno messe a disposizione dei viaggiatori ben tre zone tematiche con altrettanti livelli di esperienza. Ci sarà così una "vitalising zone", dedicata la benessere e al relax, una "interactive zone" , all'interno di cui proiezioni virtuali riproducono qualsiasi scenario sociale, e una "smart tech zone" con servizi hi-tech di vario tipo customizzati sui singoli passeggeri.

Il materiale con cui verrà costruito il "Concept Cabin", oltre ad essere 100% riciclabile, sarà auto-pulente e prodotto con fibre naturali che riducono sprechi e manutenzione e che, addirittura, dovrebbero raccogliere il calore del corpo dei passeggeri per fornire energia alla cabina stessa.

Futuro o fantascienza? Forse per ora un pò e un pò, ma siamo pronti a scommettere che nel giro di qualche decennio vedremo volare sulle nostre teste velivoli che somiglieranno molto a questo concept. Staremo a vedere se il megatrend della "green innovation", il quale fa leva su una opinione pubblica estremamente sensibile, per il momento, all'impatto ambientale dell'uomo sul pianeta, continuerà ad essere cavalcato e diverrà qualcosa in più di una leva strategica di marketing.

Se ciò che è di tendenza fa bene al nostro pianeta allora ben venga. Speriamo solo che quando l'ecologia non farà più notizia non verrà accantonata come una qualsiasi moda.

domenica 19 giugno 2011

Pontida, lo show della Lega non sorprende



Recuperare un miliardo di euro a favore del fisco fermando gli interventi militari in Libia, riscrivere il patto di stabilità dei comuni ad opera del ministro Tremonti, confermare la leadership di Berlusconi anche se la Lega potrebbe andare da sola alle elezioni, trasferire alcuni ministeri al nord per combattere il centralismo di  Roma. Questa la sintesi dei "diktat" presenti nell'intervento del leader del carroccio, Umberto Bossi, acclamato dal popolo leghista al grido di "Secessione" e "Padania libera".

Vere e proprie ovazioni per i discorsi del ministro Maroni, che ha arringato la folla con due classici, la sicurezza e l'immigrazione, e per il ministro Calderoli il quale ha ribadito la "necessità" di trasferire alcuni ministeri al nord, sottolineando che Berlusconi aveva già fatto un decreto del genere ma poi "si è cagato sotto".

Ricapitolando: Roma ladrona, Padania libera, no all'immigrazione, ricchezza al nord e Berlusconi presidente. Insomma, niente di nuovo all'orizzonte. Forse, se non fosse per lo striscione che campeggia al di sotto del palcoscenico, il quale riporta la scritta "Pontida 2011", sembrerebbe quasi una registrazione di uno dei medesimi interventi degli anni passati.

Chi si aspettava una vera e propria rivoluzione politica dal meeting padano di Pontida rimarrà deluso.

Pontida ha comunque assistito al discorso di un Bossi in grande spolvero, che, tra una pausa e l'altra della sua orazione, ha regalato al pubblico battute degne di un comico di Zelig. Ad esempio, parlando di trasferimento dei ministeri al nord, ha detto: "La Brianza è piena di mafia e con i ministeri a Monza diamo un segno di rilancio alla gente brianzola" poi ha proseguito, rivolgendosi a Maroni, "Maroni, sai che la Brianza è piena di mafia? Dagli una soppressata." Sembra già di assistere al corteo dei mafiosi che abbandonano la Brianza intimoriti dal trasferimento di due ministeri della Repubblica.

Degno di nota è anche lo striscione comparso in fondo al prato di Pontida con la scritta "Maroni presidente del consiglio". Sembra che il popolo leghista veda di buon occhio l'attuale ministro dell'Interno al posto di Berlusconi. Siamo pronti a scommettere che su questo la Lega dibatterà presto con il PDL. Il popolo degli elettori si è espresso e la Lega, come la storia ci insegna, dà sempre ai propri elettori ciò che gli elettori vogliono.

Per il resto, il meeting di Pontida ha rispettato tutti i canoni della tipica manifestazione leghista. Bandiere, inni per Alberto da Giussano, i "Carmina burana" e una chicca multimediale, alcuni spezzoni del film "Braveheart" a fare da colonna sonora mentre sul palco venivano proiettate le immagini del film con Mel Gibson sulla lotta di indipendenza della Scozia.

Anche quest'anno la contraddizione del nostro paese è andata in scena e lo spettacolo della Lega è perfettamente riuscito. La folla è contenta e si sente un pò più del nord dopo una rinfrescata alla propria "settentrionalità". Il resto d'Italia è esorcizzato e un pò più lontano.

Auguri Italia, buon centocinquantesimo compleanno. Mi raccomando, tieni duro.

Addio a Clarence Clemons, sassofinista di Bruce Springsteen



Appena una settimana dopo essere stato colto da ictus, si è spento ieri mattina nella sua abitazione in Florida a 69 anni Clarence Clemons, sax tenore della "E Street Band" di Bruce Springsteen.

Secondo il New York Times la morte dell'artista è stata confermata dal portavoce del "Boss" che con lui suonava dal 1971. La sua abilità negli assoli lo ha reso famoso e osannato dai fan della band i quali ricorderanno la sua bravura in brani come "Born to run", "Thunder road" o "Badlands".

"Big Man", così soprannominato per la sua enorme stazza, soffriva già da tempo di problemi di salute e aveva subito diverse operazioni alla schiena e alle ginocchia con conseguenti dolori cronici. Nonostante ciò aveva continuato a suonare e a seguire la sua band in giro per il mondo in onore della musica, quella vera, quella che non vive di gossip o di scandali, di ostentazione o di megalomania.

Recentemente, nonostante i suoi problemi di salute, si era anche esibito con Lady Gaga sul palco di American Idol per un accompagnamento musicale nei brandi di "Born This Way". Clarence Clemons non ha mai abbandonato la musica, nemmeno negli ultimi tempi in cui, costretto su una sedia a rotelle, ha continuato a seguire la propria band.

In un'intervista a Rolling Stone, nel febbraio 2011, il sassofonista aveva dichiarato "L'ultimo tour è stato un vero inferno ma questo dolore mi ha reso molto più forte e finché la mia bocca, le mie mani e il mio cervello funzioneranno continuerò a suonare." Ed è quello che ha fatto.

Addio BIG MAN.



sabato 18 giugno 2011

"Augmented reality", da effetto speciale a strumento usuale


Solo 4 anni fa l'"augmented reality", realtà aumentata nella nostra lingua, non era altro che un effetto speciale che permetteva di far comparire su uno schermo oggetti virtuali, scritte o foto che interagivano con l'ambiente circostante.

La meraviglia che suscitava il software ne rese utile l'utilizzo in settori come quello pubblicitario o del gaming, riducendone quindi la portata a qualcosa di meramente fanta-virtuale. Ciò è valso fino a quando la JoinPad, società italiana nata nel 2009, ha esteso l'applicazione del software a oggetti di uso comune, rendendone possibile l'applicazione al mondo del business. Ad esempio, attraverso un cellulare, la realtà aumentata permette di riconoscere oggetti, prodotti, monumenti, fornire indicazioni, manuali, scritte, etc.

Insomma la portata della realtà aumentata sembra ormai non avere limite. A conferma di ciò la JoinPad ha appena presentato a Las Vegas "Augmented Xp", un software in grado di assistere il personale tecnico del settore delle teletrasmissioni durante le operazioni di manutenzione di un sistema. Grazie ad un paio di occhiali e a un computer indossabile, il tecnico non dovrà fare altro che guardare la macchina e all'istante il suo visore gli comunicherà tutte le informazioni necessarie a capire se l'apparecchio è guasto e, eventualmente, come ripararlo.

La tecnologia dell'augmented reality è basata su algoritmi che riconoscono gli oggetti e, per farla funzionare, basta installare il software in un device (cellulare, tablet, etc.), collegarlo ad una webcam e il gioco è fatto. Non appena l'utente inquadra un oggetto il software lo riconosce e comunica attraverso l'inserimento di informazioni multimediali che, per l'appunto, servono ad aumentare la conoscenza dell'utente relativamente a quell'oggetto.

L'adattabilità della tecnologia a quasi ogni tipo di device esistente e, in particolar modo, al device più comune a livello mondiale, il cellulare, la rendono estremamente appetibile in generale al mondo del business. La stessa JoinPad è pronta a scommettere che, nel giro di qualche mese, la realtà aumentata farà il suo ingresso nei settori del turismo, della manutenzione, del commercio, della produzione di beni e della sanità.

Sembra ormai prossima una vera e propria rivoluzione tecnologica del nostro modo di vedere le cose. Come se avessimo un navigatore universale che ci coordina e ci permette di orientarci in qualunque operazione, diminuendo così i nostri sforzi attraverso l'ampliamento della nostra conoscenza della realtà.

Resta solo una preoccupazione. Pensando, ad esempio, alla produzione di beni, alla manutenzione o, addirittura, alla sanità, quanto potrebbe essere alienante una tecnologia che permette a chiunque di svolgere medesime operazioni senza più bisogno di alcuna specializzazione al riguardo? Dobbiamo aspettarci un mondo "aumentato" o semplificato? La tecnologia aumenterà le nostre competenze oppure, semplicemente, sopperirà alle nostre carenze "culturali"?

Chi sa cosa ne penserebbe Charlie Chaplin.

Nel frattempo potete ascoltare le innumerevoli potenzialità della realtà aumentata descritte da Mauro Rubin, Community Manager di JoinPad.



Rubavano musica dalle e-mail di Lady Gaga. Condannati due hacker


Utilizzavano il phishing e spedivano programmi Trojan mascherati da file musicali per procurarsi le password con cui accedere agli account privati delle loro vittime vip. Così due giovanissimi hacker, il 18enne Deniz A. (noto come Dj Stolen) e il 23enne Christian M. (noto come CEE), ottenevano l'accesso a brani musicali inediti rendendoli disponibili sul web per il download.

Così i due pirati informatici riuscivano ad infiltrarsi nelle posta elettronica di artisti del calibro di Lady Gaga, Dr. Dre e Justin Timberlake rubando file audio inediti che, in alcuni casi, sarebbero stati rivenduti a 1.000 dollari l'uno ai fan delle pop star. Dopo circa due anni di inchiesta i due hacker sono stati condannati dal tribunale di Duisburg in Germania con l'accusa di furto di copyright e intrusione informatica a 18 mesi di reclusione.

Mentre il giovanissimo "Dj Stolen", che aveva come base operativa l'abitazione dei suoi genitori, sconterà la pena detentiva in carcere, al 23enne Christian M. è stata applicata la condizionale.

L'inchiesta è partita grazie agli esperti dell'IFPI, insospettiti da un numero anomalo di "leaks" rilasciati in rete con un largo anticipo rispetto alla lavorazione e alla pubblicazione di album e singoli.

Nel frattempo Lady Gaga, da poco decretata la under 30 più pagata al mondo, continua a creare attorno al suo personaggio una enorme attrazione mediatica, la stessa che, oltre al suo talento, le sta permettendo di scalare le vette di tutte le classifiche pop mondiali. Chi sa se con l'annuncio di Madonna, leggenda vivente del pop al femminile, anch'ella di origine italiana come la sua giovane pretendente, qualcosa cambierà nei piani di Miss Germanotta.

D'altronde, Madonna resta sempre Madonna, l'originale.
Staremo a vedere.

venerdì 17 giugno 2011

Donne al volante in Arabia Saudita. Partita la sfida di Women2drive


Quante volte ascoltiamo o, in tutta onestà, pronunciamo la fatidica frase "Donna al voltante, pericolo costante"? Un'affermazione certamente frutto della disparità di genere, sedimentata da secoli nella cultura umana, che decreta la donna sesso debole e quindi meno "intraprendente" della specie.

Tale forma mentis risulta essere estremamente pregiudizievole e dura a scalfirsi, tanto che le stesse donne, in alcune situazioni di stress da traffico, tendono paradossalmente a sottolineare la predisposizione naturale all'"incapacità di guida" delle loro colleghe di genere. C'è da dire che spesso risulta essere un modo per auto-schernirsi e sdrammatizzare la valenza dell'affermazione.

Mentre la gran parte degli stati mondiali limita i pregiudizi di genere alla sola affermazione, ci sono zone del nostro pianeta in cui questi diventano veri e propri divieti e addirittura religiosi. É il caso dell'Arabia Saudita in cui, a seguito della fatwa religiosa del 1991, venne proibito alle donne di guidare. Tale divieto è stato rigorosamente rispettato fino ad oggi, momento in cui il gruppo Women2drive ha indetto la giornata contro la fatwa religiosa del '91. Così in questi giorni, passeggiando per Ryad, non sarà difficile scorgere donne velate al volante in barba alla legge saudita.

L'iniziativa è nata alla luce di quanto accaduto all'attrice saudita Wajanat Rahabini, fermata sabato scorso dalla polizia stradale di Gedda perché alla guida di un'auto. L'attrice sarebbe riuscita ad evitare il carcere dimostrando di essere stata costretta a guidare in quanto il marito era ricoverato in ospedale e il suo autista personale era assente.

La mobilitazione, come di norma nella nostra era digitale, è stata lanciata dal gruppo attraverso i social network per spingere le donne della monarchia saudita a mettersi alla guida di un'auto. I responsabili di Women2drive hanno fatto sapere che iniziative di questo tipo termineranno solo con la pubblicazione di un decreto reale che autorizzi le donne a mettersi al volante.

Nel frattempo, su vari social network, abbondano video e testimonianze di donne velate che rischiano il carcere guidando per pochi minuti sulle strade saudite. Si annuncia quindi un'altra battaglia culturale combattuta a colpi di Twitter e Facebook. D'altronde, sembrerebbe davvero che il web sia l'unica voce libera dei popoli oppressi.

giovedì 16 giugno 2011

P4, un altro colpo alla politica italiana


Si chiama P4 l'associazione segreta composta da figuri i quali avrebbero intrattenuto rapporti con i vertici del mondo della politica, della pubblica amministrazione e dell'imprenditoria italiana, ottenendo vantaggi personali, soprattutto di tipo economico, attraverso l'arma del ricatto. Gli appartenenti all'associazione avrebbero utilizzato la loro posizione di potere per ottenere informazioni riservate e utilizzarle per esercitare pressioni nei confronti di alti rappresentanti dei mondi succitati, tessendo una vera e propria subdola tela della minaccia.

Grazie all'arresto di Luigi Bisignani, ex giornalista e uomo d'affari, già reduce di tangentopoli per l'affare Enimont, si sono accesi i riflettori sull'organizzazione erede della loggia P2, da tempo osservata e studiata dai magistrati Henry John Woodcock e Francesco Curcio.

Ma cosa è successo di preciso, o meglio, quanto sarebbe vasta la rete ombra che ha provocato e gestito (sta gestendo?) le paure e i timori di politici, dirigenti, imprenditori utilizzandole per il proprio tornaconto? Le motivazioni alla base della seconda ordinanza emessa dal gip Luigi Giordano a carico di Alfonso Papa, attualmente deputato del Pdl ed ex magistrato presso il Ministero della Giustizia, chiarisce in parte la portata di quanto accade nel nostro paese.

Basti pensare al modo in cui Papa, all'epoca magistrato, sarebbe riuscito ad ottenere un seggio a Montecitorio, ovvero, rivelando notizie segrete a Bisignani riguardanti vicende giudiziarie in cui erano coinvolti lui e la sua amica commercialista, Stefania Tucci, in cambio di un interessamento presso il coordinatore del Pdl Denis Verdini per ottenere la candidatura in un collegio sicuro. Intervento che, secondo i pm, sarebbe perfettamente riuscito.

Solitamente però, le informazioni riservate raccolte illegalmente, non avrebbero avuto lo stesso fine benefico della contropartita con un "collega" della P4. Tra i reati più gravi contestati all'organizzazione ci sarebbe quello di concussione. Nella fattispecie l'organizzazione avrebbe intimorito metodicamente diversi imprenditori, ricattabili in quanto al centro di vicende giudiziarie, prospettandogli la possibilità di essere arrestati e, parallelamente, di essere in grado di pilotare le vicende processuali grazie alla rete di conoscenze e di amicizie. In cambio, secondo l'accusa, i componenti della P4 avrebbero ottenuto denaro, regali e favori economici per i loro conoscenti.

C'è da scommetterci che l'inchiesta porterà alla luce un altro iceberg occulto che provocherà l'ennesima emorragia alla già malconcia politica italiana.

Se domani un cittadino si esprimerà riguardo alla politica con l'espressione qualunquista "Tanto sono tutti uguali". Se domani un giovane affermerà di non partecipare alla vita politica perché "Tanto c'è spazio solo per i raccomandati". Se domani, leggendo il giornale, qualcuno penserà "Tanto è sempre peggio". Se domani un disonesto penserà "Tanto lo fanno tutti". Se domani ognuno di noi, parlando di politica, tenderà solo a generalizzare mostrandosi disilluso e disincantato, beh, credo avrà senz'altro una giustificazione in più.

Qualcosa deve cambiare e adesso.

mercoledì 15 giugno 2011

"Default" Grecia. L'inglesismo maschera-crisi


La Grecia è al collasso, lo sanno anche i bambini. Proteste pubbliche, scontri durissimi tra manifestanti e polizia, scioperi generali dei sindacati, tagli alla spesa sociale per 28,5 miliardi  di euro e ai servizi pubblici in generale, vasti programmi di privatizzazione e tante altre misure economiche per tentare di ridurre il tragico deficit di bilancio che sta portando la Grecia alla Banca rotta. Bene, tutto questo è stato ribattezzato dai governi europei "rischio default".

La parola Crisi, o la sua versione drastica "Banca rotta", vengono schivate abilmente da qualsiasi politico europeo. Sembra quasi di assistere ad uno dei film di Harry Potter dove la crisi è impersonata dal malefico "Lord Voldemort" e la parola default corrisponde al "tu sai chi" con cui per timore si identifica il malvagio mago all'interno della saga creata dalla Rowling. Un atteggiamento tipicamente politico quello di evitare appellativi sconvenienti, anche quando la realtà è ben peggiore di ogni locuzione che possa descriverla. A volte solo i medici, nei casi più gravi, si avvicinano ad un tale livello di benevola astrazione.

Per non parlare della parola "rischio", più assimilabile ad una battuta che a un sinonimo. Si perché la crisi in Grecia c'è ed è piuttosto evidente. Semmai l'unico rischio che corrono i poveri cittadini greci è quello dell'incubo della "depressione argentina" che portò al collasso l'intera nazione del Sud America e costrinse milioni di persone ad utilizzare borse intere di denaro, ormai senza valore, per comprare un misero kg di pane.

Nel frattempo ad Atene proseguono gli scontri di fronte al parlamento tra i manifestanti, che protestano contro le ultime "misure di austerità" pronte per essere varate dal parlamento, e la polizia in assetto anti-sommossa che cerca di disperdere la folla sparando gas lacrimogeni. Un vero e proprio oceano di 20mila persone che ha preso d'assalto il parlamento e, in alcuni casi, ha lanciato sassi contro l'edificio parlamentare. Nel frattempo i principali sindacati dei lavoratori hanno iniziato uno sciopero generale di 24 ore in tutto il paese.

Il primo ministro greco, Georges Papandreu, relativamente alle nuove misure d'austerità previste dal governo, ha dichiarato: "Serve uno sforzo nazionale perché siamo in una fase storica cruciale e noi dobbiamo prendere decisioni cruciali".

Voi che appellativo dareste a tutto questo?

Maradona in un videogame, ma a sua insaputa


Si chiama The9 Limited l'azienda cinese specializzata nella produzione di giochi on line citata in giudizio dal "Pibe de oro" per aver utilizzato l'immagine dell'ex calciatore, a sua insaputa e senza alcuna autorizzazione, in un gioco dal titolo "Winning Goal".

Seconda Maradona l'azienda di Shanghai non avrebbe mai richiesto la sua approvazione per l'inserimento della sua immagine in un videogame e avrebbe utilizzato un personaggio rassomigliante al fuoriclasse argentino di sua iniziativa. Questo è quanto riportato dallo Shanghai Daily secondo il quale l'azienda avrebbe già inviato una lettera di scuse al "Pibe" il quale, tuttavia, non le ha accettate.

Maradona avrebbe deciso quindi di proteggere i propri interessi attraverso appropriate azioni legali. Da parte sua, la The9 Limited si sarebbe difesa affermando che, prima della messa in commercio di "Winning Goal", era stata a sua volta ingannata da un agente di calcio cinese, un certo Lu Weiping, il quale avrebbe fatto credere alla società di aver incassato l'ok di Maradona all'utilizzo della sua immagine all'interno del videogioco ricevendo, inoltre, un compenso di circa 250.000 dollari per il successo dell'operazione.

Al momento la polizia cinese sta indagando sulla vicenda cercando di fare luce sulle ragioni dell'azienda. Fatto sta che un'azienda che versa una provvigione di 250.000 dollari ad un agente di calcio, senza assicurarsi sulla veridicità delle sue affermazioni, risulta quanto meno sprovveduta da un punto di vista tattico tanto per restare in argomento. Speriamo solo che la strategia sia stata più accorta e abbiano fatto firmare all'agente un contratto che lo obblighi a restituire quanto percepito in caso di "menzogna".

In questo modo potranno girare la somma a un Diego Armando Maradona che, almeno negli ultimi anni, non aspetta proprio che questi strafalcioni per tirar fuori qualche soldino. D'altronde, con quello che deve al fisco italiano e non solo, ne ha ben donde.

Brunetta definisce i precari "l'Italia peggiore"


Qual'è il ruolo di un ministro di un governo democratico? Amministrare? Riformare? Coordinare? Vigilare? Senz'altro, ma certamente anche ascoltare, comprendere e risolvere le problematiche di un paese.

Durante un convegno sull'innovazione tenutosi ieri a Roma, il ministro per la Pubblica Amministrazione e per l'Innovazione, Renato Brunetta, al termine del suo intervento, è stato invitato da una rappresentante della rete dei precari della Pubblica Amministrazione a rispondere ad una domanda sui problemi del precariato.

Il ministro, non appena la donna si è qualificata in quanto rappresentante dei precari, non ha atteso il termine della domanda e ha inveito contro la categoria affermando "Questa è la peggiore Italia", dopo di che ha abbandonato la sala ed è salito in macchina rifuggendo alle richieste di risposta che i rappresentanti dei precari gli rivolgevano.

Il risultato è stato una mezza baruffa tra i precari ed alcuni dirigenti presenti al convegno che, schieratisi in difesa del ministro e a protezione della sua fuga, hanno iniziato ad interloquire con i manifestanti in vece del ministro Brunetta. Il tutto si è risolto in niente, ovvero, urla, strepiti, chiacchiere e la conferma di un distacco abissale tra i lavoratori precari della pubblica amministrazione e i suoi dirigenti.

Ai precari è rimasto un pugno di mosche e un messaggio impresso su uno striscione, forse la loro voce più importante ed efficace: "Si scrive innovazione, si legge precarietà."

Di seguito il video dell'accaduto.



martedì 14 giugno 2011

Pace fatta tra Apple e Nokia. C'è accordo sui brevetti


Galeotto fu l'accordo sui brevetti.

Finalmente la Apple, il colosso di Cupertino, diventa licenziataria di alcuni brevetti della multinazionale finlandese Nokia, riconoscendogli le relative royalties. Dopo le accuse e le battaglie legali finalmente un accordo fra le due potenze tecnologiche su un tema caldo e sentito come quello dei brevetti.

Come prima conseguenza dell'accordo, le due aziende hanno ritirato le rispettive denunce depositate all'US international trade commission. Il contratto prevede il pagamento una tantum da parte di Apple, oltre al versamento di royalties sulla base di termini contrattuali riservati e confidenziali.

Stephen Elop, CEO di Nokia, ha manifestato tutto il proprio entusiasmo relativo all'ingresso di Apple tra le aziende licenziatarie dei brevetti Nokia. In questo modo l'azienda finlandese, numero uno della telefonia mondiale, rafforza ulteriormente il potere del suo reparto Ricerca e Sviluppo, uno dei più floridi al mondo. Basta pensare che negli ultimi due decenni Nokia ha investito 43 miliardi di euro nel consolidamento del proprio portafoglio brevetti, uno dei più solidi e ampi dell'industria wireless, con più di 10mila famiglie di brevetti depositati.  Un vero sproposito che non ha rivali.

L'accordo con Apple darà senz'altro a Nokia ulteriori possibilità di licenza nel settore della comunicazione mobile. Molti sono pronti a scommettere che nel giro di poco tempo saranno molte altre le aziende "mobile oriented" che, sulla scia di Apple, decideranno di affidarsi agli innovativi sistemi Nokia.

Un accordo quindi dal sapore epocale. Due titani decidono di fare la pace per non distruggersi a vicenda. Ma, come in ogni accordo che si rispetti, anche se non c'è un vincitore, c'è sempre un vincente. La sensazione è che l'accordo sia il segno di una precisa volontà da parte di Apple di mollare la presa su alcuni settori del business del mobile in cui non è propriamente la prima della classe. Stieve Jobs sa benissimo che "chi troppo vuole nulla stringe", specialmente quando si vuol contendere la palma del migliore ad un colosso come Nokia.

"A gay girl in Damascus" è un falso. "La" blogger è un 40enne americano


Storie dei nostri giorni. Storie del Web che primeggia fra tutte le fonti di informazione mondiali. Storie di conflitti e dittature, di violenze e ribellioni raccontate attraverso un blog. Storie di chi vuole salvare il proprio paese e di chi cavalca il momento per uno stralcio di notorietà.

Così, Tom MacMaster, 40enne attivista americano, ha dichiarato di essere il vero e unico gestore di "A gay girl in Damascus", il blog fantomaticamente utilizzato dalla dissidente omosessuale sirano-americana Amina Abdallah Arraf Al-Omari per raccontare al mondo le vicende siriane e le oppressioni avvenute nel proprio paese.

Essendo il blog uno dei più seguiti sulla questione siriana, un vero e proprio baluardo di protesta in difesa dei diritti omosessuali dei siriani, la notizia ha destato non poco scalpore. In particolare, gli attivisti siriani hanno accusato MacMaster di aver danneggiato la loro causa diffondendo notizie false su un presunto rapimento di Amina per cui ci fu una vera e propria mobilitazione internazionale, innescata dal passaparola del web.

Inoltre, il fatto che un blog ritenuto fondamentale e rappresentativo dell'azione dissidente siriana sia stato integralmente gestito da un 40 enne americano, secondo gli attivisti siriani, toglie credibilità a tutto il duro lavoro fatto nel tempo e rafforza la tesi di Damasco secondo cui la situazione è tranquilla e ciò che si legge sul web sono solo bugie prodotte all'estero.

MacMaster si è difeso dicendo che ciò che ha scritto è frutto di un attento monitoraggio della situazione siriana reso possibile da un contatto costante con veri dissidenti siriani e che, quindi, i fatti raccontati dietro il nome di copertura sono assolutamente reali. "Se la voce del blog era fittizia, i fatti nel blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione sul terreno" ha scritto nel messaggio di scuse ai suoi lettori in cui, ieri, si è autodenunciato come unico autore del blog.

Proteste furenti sono piovute anche da molti veri attivisti omosessuali siriani i quali ritengono che, per colpa di Tom MacMaster, sono finiti sotto i riflettori delle autorità siriane. Infine, dulcis in fundo, ecco sbucare dal nulla, come d'incanto, una certa Jelena Lecic, la ragazza le cui foto sono state utilizzate sul blog per dare un volto alla fantomatica Amina. Chi sa come mai non se ne sia accorta prima?

Certo che, dopo la notizia di ieri sull'intenzione degli USA di realizzare reti internet fantasma a favore dei dissidenti degli stati dittatoriali, il blog di MacMaster sembrerebbe rientrare a pieno nel progetto. L'autodenuncia però fa traballare l'ipotesi, a meno che la voglia di notorietà e, forse, di una agognata gloria mai raggiunta, l'hanno portato a tradirsi.

Sia come sia, è davvero strano che non ci sia stato nessuno al mondo capace di individuare la vera fonte del blog per tutto questo tempo, non credete?

lunedì 13 giugno 2011

Referendum, quorum raggiunto e vittoria dei SI


Quorum raggiunto e vittoria schiacciante dei Si per tutti e quattro i quesiti referendari.

Questi i risultati comunicati dagli instant poll che parlano di un'affluenza ai seggi superiore al 57% per tutti e quattro i quesiti dopo lo spoglio in circa il 90% dei comuni. Il dato, inoltre, non tiene conto dei 3,3 milioni di italiani residenti all'estero il cui voto, a questo punto, risulta ininfluente ai fini del raggiungimento del quorum.

Per quanto riguarda gli esiti del voto, i dati provvisori parlano di oltre il 94% di SI per tutti i questi referendari, dato che, con molta probabilità, verrà confermato alla fine dello spoglio degli ultimi comuni sancendo l'abrogazione delle 4 norme soggette a referendum.

Nel frattempo, in attesa delle conferme definitive, è già iniziata la bagarre tra le parti politiche. Mentre il centro destra sottolinea come il successo del SI  non vada strumentalizzato ed utilizzato contro il governo, il centro sinistra e il terzo polo inneggiano apertamente alle dimissioni di Silvio Berlusconi.

Al riguardo, il ministro La Russa ha affermato che "il fatto che il quorum sia stato raggiunto non cambia nulla per il governo" mentre il segretario del PD, Pier Luigi Bersani, ha commentato l'esito del referendum paragonandolo ad "un referendum sul divorzio tra il governo e il paese".

Siamo in presenza di un nuovo terremoto politico che porterà seri cambiamenti all'assetto governativo del paese, oppure è solo un altro passo falso del centro destra che non porterà drastiche conseguenze alla coalizione di maggioranza?

Obama, internet "fantasma" contro le dittature


Fondi ai dissidenti per la creazione di una rete Internet "fantasma".

Sarebbe questa l'ultima trovata degli USA per aggirare i controlli dei regimi autoritari del Medio oriente e agevolare i ribelli nella lotta alle dittature arabe e nordafricane. Secondo la Casa Bianca, la libera diffusione di internet potrà dare nuova forza alle rivolte contro le dittature mondiali.

La "famosa" primavera araba ha dato dimostrazione che le rivolte possono essere guidate e condivise attraverso la voce del Web rappresentata dai blogger e dai social network. Pertanto gli USA hanno deciso di investire milioni di dollari nella creazione di collegamenti internet e di reti mobile fantasma, che possano essere liberamente utilizzate dai dissidenti e sfuggano ai controlli e alle censure dei dittatori.

Il finanziamento statunitense sta riguardando, in particolar modo, la creazione di reti wireless nascoste e reti indipendenti di telefonia mobile che permettano agli attivisti di comunicare oltre il controllo dei governi in paesi come la Libia, l'Iran e la Siria. Oltre a ciò, il Dipartimento di Stato e il Pentagono stanno lavorando sullo sviluppo di un "kit on-line" portatile denominato "Internet in valigia". Questo strumento dovrebbe essere contrabbandato oltre i confini dittatoriali e permettere comunicazioni wireless collegate alla rete internet  mondiale.

Sembrerebbe che gli ultimi avvenimenti libici, egiziani e siriani, all'interno di cui si è assistito a numerose sospensioni del funzionamento della rete internet al fine di ostacolare la protesta e le insurrezioni, abbiano accelerato notevolmente gli sforzi statunitensi nell'ottica di un'agevolazione alla mobilitazione anti-dittatoriale dei dissidenti.

A volere fortemente la creazione di reti internet "fantasma",  oltre al presidente Barak Obama in persona, è il capo del Dipartimento di Stato Hilary Clinton la quale ha affermato: "Siamo di fronte a un'opportunità storica per gli Stati Uniti di cambiare il suo concetto di aiuto. L'America è concentrata ad aiutare questa forma di dialogo delle persone tra di loro, delle loro comunità e dei loro governi con il resto del mondo."

Vedremo come andrà a finire e quali saranno, oltre a quello dichiarato, gli altri fini "taciuti" dagli USA. Fatto sta che passare dalla donazione di armi "fantasma" a quella di una rete internet "fantasma" è già un bel passo in avanti.


domenica 12 giugno 2011

Bankitalia sui trentenni: una generazione esclusa



Il 40% dei trentenni italiani vive ancora con i genitori mentre il 55% di quelli che cercano un lavoro si vede offrire esclusivamente un impiego di tipo precario.

Sono questi i dati spulciati dal Direttore Generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, alla platea di giovani imprenditori in occasione del convegno di Santa Margherita Ligure. La definisce "generazione esclusa" ed è costituita da quei giovani trentenni scoraggiati dall'inutile ricerca di un posto di lavoro stabile e dall'impossibilità di tagliare il cordone ombelicare che li lega ai propri genitori.

Negli ultimi anni s'è delineato un mercato del lavoro sostanzialmente composto, da un lato, dagli eredi della tradizione industriale (le famose seconde o terze generazioni), dato che l'80% delle imprese italiane è di proprietà familiare, dall'altro, da i nuovi imprenditori della "web generation" che, paradossalmente, oltre a creare lavoro per sé lo creano anche per i propri coetanei. Nel frattempo la crisi ha colpito in particolare i giovani tra i 15 e i 29 anni con una riduzione dell'occupazione in Italia del 13,2% ed un tasso di disoccupazione del 20,2%, ben quattro punti in più della media europea.

Il quadro dipinto da Bankitalia è quello di un paese che invecchia inesorabilmente e di giovani generazioni sempre più scoraggiate ed emarginate dal mondo del lavoro. L'istruzione italiana sembra non essere in grado di trasmettere ai giovani le giuste conoscenze e competenze professionali. Di conseguenza, ogni anno, una nuova schiera di giovani infrange la propria energia e la propria voglia di fare contro il muro di un mondo del lavoro globalizzato, altamente tecnologico, esigente e non più disposto a investire risorse e tempo nella formazione del personale.

E allora ecco aumentare inesorabilmente il numero dei trentenni ai quali la società non permette di allontanarsi da casa. Solo dall'inizio degli anni '80 la percentuale di coloro che vivevano con i genitori era del 16%. Oggi ci troviamo dinanzi ad una percentuale più che raddoppiata. Succede poi che chi non riesce a trovare lavoro intraprende la via dell'autoimpiego, cercando di costruire la propria impresa, ma anche lì vincoli giuridici e burocratici, uniti ad una scarsissima attitudine delle banche al finanziamento delle imprese giovanili, rendono impervio e, nella maggioranza dei casi, fallimentare ogni tentativo.

A questo punto ci si chiede come fare spazio ai giovani? Come sarà possibile svecchiare le imprese e le istituzioni dando una rinfrescata alla cultura imprenditoriale italiana?

Considerando che l'età media della classe dirigente italiana è tra le più alte (se non la più alta) d'Europa, che in quel famoso 80% di imprese a proprietà familiare circa i due terzi prediligono la direzione/gestione anch'essa di tipo familiare, con una scarsissima propensione al reperimento di risorse manageriali sul mercato oltre ad una bassa predisposizione all'innovazione e al rischio, alla generazione esclusa sembrerebbe non rimanere altro che lo scoraggiamento.

Gli unici casi di successo di imprese create e gestite da giovani under 40 attengono quasi esclusivamente al settore dell'informatica e della tecnologia. Nella sostanza, sembrerebbe che l'innovazione tecnologica, in particolare tutto ciò che attiene ad internet, sia l'unico settore di competenza quasi esclusiva dei giovani e per questo motivo, negli ultimi anni, si è assistito ad un fiorire di "software house", "web agency" e micro imprese di vario genere, composte in media da una decina di dipendenti, che attengono a questo mondo.

Il risultato sono una quantità sterminata di minuscole imprese web oriented che lavorano per le aziende italiane di vari settori (a stragrande maggioranza di proprietà e a conduzione familiare) e che concorrono tra loro attraverso l'arma della convenienza intraprendendo una guerra dei prezzi che, nel giro di un decennio, ha già notevolmente abbattuto il valore di questo mestiere. Di conseguenza anche la tecnologia, l'ultima roccaforte del giovane trentenne, comincia a traballare sotto i colpi della svalutazione professionale.

Sembra d'essere in presenza di un complotto nazionale che intenda rifuggire dall'affidare ai giovani delle competenze esclusive e, laddove questo giovane, "purtroppo", ci riesca, si innesca l'arma dello svilimento e dell'abbattimento in termini economico-professionali. Ma, nonostante ciò, il web è il presente e il futuro ed è il luogo in cui continueranno a crearsi nuove professionalità e nuovi posti di lavoro.

Pertanto i giovani devono continuare a credere in questo potente mezzo il quale, grazie al suo presupposto democratico, continuerà a premiare i meritevoli. Almeno fino a quando i giovani non diventeranno i prossimi anziani. Si sa, la storia è ciclica e difficilmente impariamo dagli errori degli altri.


sabato 11 giugno 2011

Lady Gaga, quando la trasgressione diventa business


Immaginate le più grandi star dello Showbiz globale, il genio visionario di Apple e il potere di un colosso come Google unirsi insieme nella creazione di un social network. Sembra fantascienza vero? E invece no, il social network esiste e si chiamerà "Backplane". Il suo valore aggiunto invece si chiama Lady Gaga.

In attesa dell'acclamatissima esibizione live di Miss Germanotta all'Europride 2011, sempre attiva nella difesa dei diritti civili omosessuali, è questa la notizia che, nel frattempo, sta facendo il giro della rete. La cantante, nota per la sua personalità trasgressiva che le ha fatto guadagnare l'ascesa a icona gay, sta investendo una somma consistente di denaro in un nuovo social network chiamato, appunto, Backplane.

Backplane rappresenta la nuova avventura on line di Lady Gaga dopo il lancio di "GagaVille" su Facebook. Il neo social network dovrebbe essere completamente dedicato al mondo della musica e dello spettacolo e vede collaborare assieme alla cantante personaggi del calibro di Troy Carter, business manager delle star, Steve Jobs, Ceo di Apple ed Eric Schmidt, presidente di Google. Insomma, un team dalla potenza di fuoco tale da far impallidire qualsiasi social che si rispetti, Facebook compreso.

Backplane, secondo le indiscrezioni, dovrebbe essere una sorta di Facebook della musica e avrebbe richiesto fino ad ora ingenti investimenti di denaro. Lady Gaga sembrerebbe aver investito il 20% delle risorse necessarie alla sua realizzazione. Il social network permetterà alle persone di condividere i propri interessi musicali e condenserà contemporanemante il meglio della funzionalità di piattaforme come Twitter, You Tube e iTunes.

Potremmo trovarci per la prima volta dinanzi ad un social network che racchiude il meglio del meglio delle potenzialità offerte dalla condivisione in rete. Immaginate di diventare amici di una persona che ha i vostri stessi gusti musicali, condividere le emozioni del video di quell'ultimo brano del vostro gruppo preferito e, contemporaneamente, scaricare a pagamento quel brano da iTunes. Il tutto senza mai dover cambiare pagina e utilizzando sempre la stessa piattaforma. Sembrerebbe questo il futuro offerto da Backplane.

Per il momento Backplane sembrerebbe semplicemente amplificare le opportunità di guadagno di artisti, indeboliti dalla sempre più dilagante pirateria musicale, della Apple che vedrebbe finalmente consolidarsi la possibilità di fronteggiare Facebook sul suo stesso campo dando ad iTunes un canale di vendita in più e di Google che, al pari di Apple, avrebbe finalmente un proprio social network con la possibilità di dare una vetrina unica ai propri investitori pubblicitari.

Detto questo, Backplane sembrerebbe, a prima vista, un altro, l'ennesimo social network. Vedremo se Lady Gaga riuscirà a meravigliarci anche nel business dei Social media e riuscirà a dare a Backplane quell'imprinting trasgressivo che è diventato il suo marchio di fabbrica, facendone qualcosa di meno banale di un semplice social network musicale.