martedì 14 giugno 2011

"A gay girl in Damascus" è un falso. "La" blogger è un 40enne americano


Storie dei nostri giorni. Storie del Web che primeggia fra tutte le fonti di informazione mondiali. Storie di conflitti e dittature, di violenze e ribellioni raccontate attraverso un blog. Storie di chi vuole salvare il proprio paese e di chi cavalca il momento per uno stralcio di notorietà.

Così, Tom MacMaster, 40enne attivista americano, ha dichiarato di essere il vero e unico gestore di "A gay girl in Damascus", il blog fantomaticamente utilizzato dalla dissidente omosessuale sirano-americana Amina Abdallah Arraf Al-Omari per raccontare al mondo le vicende siriane e le oppressioni avvenute nel proprio paese.

Essendo il blog uno dei più seguiti sulla questione siriana, un vero e proprio baluardo di protesta in difesa dei diritti omosessuali dei siriani, la notizia ha destato non poco scalpore. In particolare, gli attivisti siriani hanno accusato MacMaster di aver danneggiato la loro causa diffondendo notizie false su un presunto rapimento di Amina per cui ci fu una vera e propria mobilitazione internazionale, innescata dal passaparola del web.

Inoltre, il fatto che un blog ritenuto fondamentale e rappresentativo dell'azione dissidente siriana sia stato integralmente gestito da un 40 enne americano, secondo gli attivisti siriani, toglie credibilità a tutto il duro lavoro fatto nel tempo e rafforza la tesi di Damasco secondo cui la situazione è tranquilla e ciò che si legge sul web sono solo bugie prodotte all'estero.

MacMaster si è difeso dicendo che ciò che ha scritto è frutto di un attento monitoraggio della situazione siriana reso possibile da un contatto costante con veri dissidenti siriani e che, quindi, i fatti raccontati dietro il nome di copertura sono assolutamente reali. "Se la voce del blog era fittizia, i fatti nel blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione sul terreno" ha scritto nel messaggio di scuse ai suoi lettori in cui, ieri, si è autodenunciato come unico autore del blog.

Proteste furenti sono piovute anche da molti veri attivisti omosessuali siriani i quali ritengono che, per colpa di Tom MacMaster, sono finiti sotto i riflettori delle autorità siriane. Infine, dulcis in fundo, ecco sbucare dal nulla, come d'incanto, una certa Jelena Lecic, la ragazza le cui foto sono state utilizzate sul blog per dare un volto alla fantomatica Amina. Chi sa come mai non se ne sia accorta prima?

Certo che, dopo la notizia di ieri sull'intenzione degli USA di realizzare reti internet fantasma a favore dei dissidenti degli stati dittatoriali, il blog di MacMaster sembrerebbe rientrare a pieno nel progetto. L'autodenuncia però fa traballare l'ipotesi, a meno che la voglia di notorietà e, forse, di una agognata gloria mai raggiunta, l'hanno portato a tradirsi.

Sia come sia, è davvero strano che non ci sia stato nessuno al mondo capace di individuare la vera fonte del blog per tutto questo tempo, non credete?

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